venerdì 10 giugno 2011
domenica 10 gennaio 2010
l'altra via - dalla crescita al benvivere, programma per una economia della sazietà
Dall’autore della “Guida al consumo critico”, “Il mercante d’acqua” e “Sobrietà”, un breve saggio che è un invito a scrollarsi di dosso il senso di impotenza di fronte alla crisi per costruire un nuovo sistema economico.Una riflessione sulla necessità di una “altra economia” che faccia i conti con i limiti del pianeta, ma nel contempo sappia garantire sicurezze e dignità a tutti. Un’economia possibile e addirittura buona per tirarci fuori dalla crisi.
Sotto è possibile scaricare la pubblicazione in formato pdf gratuitamente
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domenica 8 novembre 2009
Rifiuti tossici all'Elba
a largo dell'isola d'Elba...senza parole!
* | Andrea Palladino "il Manifesto" 07/11/09
All'Elba, pesci morti nelle reti dei pescatori
È il cinque luglio scorso. Il battello della Ong tedesca Green
Ocean ha appena avvistato la nave tedesca Toscana - battente bandiera
maltese - mentre getta almeno un container in fondo al mare, di fronte
all'isola d'Elba. Passano appena 48 ore e i pescatori di Marciana vedono
i pesci morire. Forse un caso o, molto probabilmente, l'ulteriore
conferma che il crimine ambientale delle navi dei veleni non è una
leggenda dei mari. La denuncia arriva direttamente da chi ha avvistato
il mercantile armato di gru, alle prese con i movimenti sospetti di
containers al largo della costa toscana. «Ho parlato con i pescatori -
racconta Robert Groitl, comandante della nave Thales della Green Ocean -
e mi hanno confermato tutto». Non solo. Fino a qualche settimana fa
«anche i pescatori di Livorno hanno raccontato che nei giorni successivi
all'individuazione della nave Toscana nelle loro reti hanno visto molti
pesci morti».
martedì 13 ottobre 2009
Privatizzazione della gestione dell'acqua
SUL TEMA DELLA PRIVATIZZAZIONE DELLA GESTIONE DELL'ACQUA
PRATO, Mercoledi 14 Ottobre, ore 21,00
presso la Sala della Biblioteca di via Corridoni (Scuola Media Lippi)
http://www.acquabenecomunetoscana.it/
Carissimi,
vi invio qui di seguito un breve resoconto degli argomenti trattati nella riunione di cui all'oggetto, tenutasi ieri ven_9 Ottobre a Prato.
Erano presenti:
GAS Prato Nord
Comitato Acqua Bene Comune Prato
GAS Quarrata
GAS Colle (Quarrata)
Comitato Fognature Spedalino Agliana
E' intervenuto:
Luciano D'Antonio, segretario del Forum Toscano dei Movimenti per l'Acqua.
Luciano d'Antonio, dopo un breve excursus sulla storia del movimento per l"acqua pubblica in Toscana, riferisce sulla spinta alla privatizzazione apportata dall'art. 23 bis della L 133 del 6/08/2008 di riforma dei Servizi Pubblici Locali, che sancisce che il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali, di cui fa parte il Servizio Idrico, avvenga, in via ordinaria, a imprenditori o società mediante il ricorso a gara.
L'art. 23bis è stato modificato ed inasprito dal recentissimo art. 15 del Decreto Legge dello scorso 9 Settembre, che dovrà essere convertito in legge entro 60 gg.
In estrema sintesi, l'acqua, bene di tutti e fondamento della sopravvivenza, viene equiparata ad una merce: la gestione del Servizio Idrico viene pertanto messa sul mercato ed affidata a forme societarie di diritto privato che hanno come "mission" il raggiungimento del massimo profitto. L'art. 15 sancisce inoltre, tra l'altro, la definitiva uscita del pubblico anche dalle società cosiddette "miste", alle quali esso potrà partecipare con non più del 30%, e la fine delle società a totale capitale pubblico (tutti gli approfondimenti in: www.acquabenecomune.org).
mercoledì 13 maggio 2009
Acque minerali estrogenate: incriminate le bottiglie di plastica
Acque minerali estrogenate: incriminate le bottiglie di plastica
Dall’Università Johann Goethe di Francoforte giunge la notizia che nelle acque minerali vendute in bottiglie di plastica sono presenti dosi di estrogeni potenzialmente dannose per l’equilibrio ormonale umano. L’entità del rischio non è ancora definita, in quanto occorrono studi più approfonditi, ma i ricercatori invitano alla prudenza. L’Associazione Britannica per le Bevande Leggere solleva invece una voce contraria: “allarme per il momento ingiustificato”.
Secondo studiosi di Francoforte l'acqua in bottiglia contiene dosi di estrogeni potenzialmente dannose per l'equilibro ormonale umano.
Un nuovo esperimento, i cui risultati hanno destato l’interesse dei cronisti internazionali, è stato condotto sulle acque minerali vendute in contenitori di differente composizione. Sotto accusa sono le bottiglie di plastica: il contenuto di ormoni femminili riscontrato nelle acque raccolte in tali confezioni è di gran lunga superiore a quello trovato nelle acque (anche le “stesse”, ossia provenienti dalla medesima fonte e della stessa marca) vendute nel vetro.
Lo studio è responsabilità di un gruppo di ricercatori dell’Università Johann Wolfgang Goethe di Francoforte, guidati da Martin Wagner e Jörg Oehlmann.
“Appare possibile che la contaminazione delle acque prese in esame da parte di xeno-ormoni” - ossia ormoni provenienti dall’esterno, non secreti dal corpo stesso – “sia originata dai materiali usati per il packaging”, si legge nell’articolo pubblicato sulla rivista scientifica “Envirnomental Science and Pollution Research”, “dato che le minerali imbottigliate nel PET e nel tetrapack sono risultate più estrogeniche di quelle confezionate nel vetro. Ciò induce a concludere che additivi presenti nei contenitori migrino da questi ultimi agli alimenti”.
Wagner e Oehlmann hanno rivolto l’attenzione alle acque minerali in quanto l’acqua è un composto “semplice” e non contiene ormoni endogeni (cioè non vi è un contenuto ormonale insito); inoltre, spiegano i ricercatori, “il consumo di acqua minerale è in crescita in tutto il mondo”.
I campioni utilizzati per la ricerca sono stati 20: 9 di essi in bottiglia di plastica, 9 in vetro e 2 in tetrapack (cartone internamente rivestito da una sottile pellicola plastica).
Gli esperimenti sono stati condotti sia in vitro sia in vivo. Prima di tutto è stato misurato il quantitativo di estrogeni presenti in ogni acqua, facendo uso di un recettore di ormoni umani (analisi in vitro). La veridicità del responso è basata sul fatto che per ogni campione l’esperimento è stato condotto su tre bottiglie diverse e su ciascuna per tre volte. In seguito sono state fatte analisi in vivo su lumache terrestri femmine, monitorando la loro attività riproduttiva in condizioni di esposizione all’acqua estrogenata.
Cosa è emerso dagli studi?
L’analisi in vitro ha permesso di rivelare un’attività estrogena significativamente elevata in 12 dei 20 esemplari presi in considerazione. Più precisamente, sono stati rilevati ormoni in ben il 78% delle acque in bottiglia di plastica (ossia sette campioni su nove) e nel 100% di quelle in tetrapack (due marche su due), contro il 33% di quelle in vetro (tre campioni su nove).
Per valutare direttamente l’influenza del materiale di imballaggio, i ricercatori hanno analizzato acque minerali provenienti dalla medesima fonte, ma imballate con materiale differente: le minerali vendute in bottiglie di vetro sono risultate meno estrogenate delle corrispettive in PET. Più nel dettaglio, si è indagata anche la differenza tra contenitori in plastica riutilizzabili (vuoti a rendere) e monouso: l’acqua in confezioni usa e getta sono mediamente più cariche di estrogeni di quelle in bottiglia riutilizzabile (considerata non al primo uso), evidentemente perché queste ultime dissolvono il contenuto di ormoni nei vari passaggi, in più tra uno e l’altro sono risciacquate.
D’altro canto, l’analisi in vivo ha dimostrato che il contenuto ormonale delle acque prese in considerazione ha un effetto reale sull’equilibrio endocrino delle lumache, in quanto dopo 56 giorni di esposizione a 25 ng/l (nanogrammi per litro) di etinile-estradiolo la loro attività riproduttiva (valutata in numeri di embrione per femmina) è più che raddoppiata. In concreto, si è manifestato un significativo aumento della riproduzione nei campioni imbottigliati in plastica, piuttosto superiore rispetto a quello riscontrato nelle acque in vetro.
Secondo gli studiosi i risultati della ricerca forniscono una prima evidenza di una marcata contaminazione dell’acqua minerale da parte di estrogeni
Tali sostanze fonti di ormoni costituiscono un’intera categoria, denominata EDC, ossia composti in grado di alterare l’equilibrio endocrino. Sono da anni poste sotto osservazione in quanto in potenza sono causa di danni all’organismo. Il legame di causalità tra l’ingestione di tali composti e gli effetti collaterali sulla salute umana, però, è ancora oggetto di controversie: non è una faccenda immediata, in quanto le malattie connesse agli ormoni possono essere correlate a varie cause, peraltro distribuite su un arco di tempo lungo. Non di meno, va detto che un numero non trascurabile di esperimenti suggeriscono che tale legame sia in effetti concreto.
A pochi giorni di distanza dalla pubblicazione dell’articolo da parte di Wagner e Oehlmann, è arrivata una risposta da parte di un portavoce dell’Associazione Britannica per le Bevande Leggere (BSDA), la quale sostiene che non sia possibile concludere dallo studio in questione che ci sia un’effettiva connessione tra l’attività estrogena riscontrata nelle acque e il confezionamento.
“I composti rintracciati nell’acqua non sono stati precisamente identificati, pertanto non possono esser fatti risalire ai materiali d’involucro. Inoltre composti analoghi sono stati ritrovati in test eseguiti su altri tipi di cibi e bevande senza che fosse rilevata una dipendenza tra attività ormonale e packaging.” Infine, afferma ancora la BSDA, “i livelli di queste sostanze riscontrati nelle acque sono infimi se comparati con i quantitativi naturali di ormoni presenti negli organismi e, comunque, sono ampiamente al di sotto dei livelli di sicurezza approvati dall’Unione Europea.”
Gli scienziati non sono ancora giunti ad una conclusione univoca. Nel frattempo noi consumatori siamo liberi di fare le nostre scelte
Gli scienziati non sono ancora giunti ad una conclusione univoca (o grossomodo tale), pertanto occorre attendere i risultati di futuri ulteriori indagini. Nel frattempo noi consumatori siamo liberi di fare le nostre scelte. Quella primaria sarebbe la rinuncia all’acquisto di acque commercializzate tout-court, per svariate ragioni di natura ecologica ed economico-sociale. Gli imballaggi, soprattutto se usa e getta, sono oggi una delle maggiori cause di inquinamento. Le acque che ammiccano dagli scaffali dei supermercati sono imbottigliate per lo più da multinazionali che hanno un curriculum degno di far rabbrividire ogni consumatore critico che si rispetti. Del resto il mercato dell’oro blu è oggi considerato molto redditizio in termini economici, nonché estremamente vantaggioso in quanto a potere esercitato.
Bere l’acqua che fuoriesce dal rubinetto di casa, prediligere il vetro alla plastica, acquisire l’abitudine di riportare i vuoti dove consentito: ci sono varie opzioni e conseguenti diversi livelli di acquisizione di responsabilità.
Consumatori, fate il vostro gioco!
Dalla bottiglia di plastica alla brocca di vetro: l'evoluzione della specie
Dalla bottiglia di plastica alla brocca di vetro: l'evoluzione della specie
L’acqua è un bisogno fondamentale. Ci si dimentica, però, di considerarla come un diritto. La nuova sentenza emessa dal tribunale della Regione Calabria, che obbliga i comuni a fornire le analisi dell'acqua potabile ai cittadini che ne fanno richiesta, potrebbe però essere da stimolo per tutti coloro che vogliono avere informazioni sulla qualità dell’acqua che esce dal proprio rubinetto. E permettere a molti di dire addio all'acqua in bottiglia.
di Valerio Pignatta

di Valerio Pignatta
Da tempo, parecchie associazioni ambientaliste e mediche hanno sollevato seri dubbi sulla qualità dell'acqua in bottiglia, specialmente se di plastica. La possibilità di avere informazioni maggiori e possibilmente gratuite sull'acqua di acquedotto, potrebbe spingere ancor più cittadini a fare il passo indietro che tutti ci auspichiamo e che porterebbe al consumo di acqua potabile della rete idrica. Questo implicherebbe l'abbandono dell'uso selvaggio di acqua minerale in bottiglia che sta inquinando come pochi altri settori, senza contare l'impatto sulla salute delle persone, dato che questa pare sia proprio di qualità inferiore rispetto agli standard normalmente forniti dagli acquedotti che devono rispettare controlli più accurati e valori di sostanze inquinanti minori.
La possibilità di avere analisi dell'acqua alla mano, permette anche di valutare apparecchiature di filtraggio e trattamento, eventualmente da applicare al proprio impianto casalingo, per migliorare ancor più le caratteristiche organiche e minerali e la purezza dell'acqua che si consuma. L'analisi permette altresì di obbligare il Comune a prendere atto di quello che viene servito ai propri concittadini dalla multinazionale di turno che somministra/amministra l'acqua. In molti casi, infatti, gli acquedotti sono stati privatizzati con conseguenze devastanti sia dal punto di vista economico, sia sociale e sia ambientale. Chissà mai che da questo atto giuridico “minimo” derivino conseguenze di rilievo.
In Italia vengono prodotti quasi 7 miliardi di litri di acqua minerale imbottigliati da circa 160 imprese che utilizzano 700 sorgenti e vantano oltre 260 etichette
L'acqua minerale in bottiglia non è di certo una soluzione...
Se si vuole bere acqua pura dobbiamo assumerci la responsabilità di proteggere fiumi, laghi e falde idriche. Senza svendere al primo venuto che ci sbandiera quattro soldi sotto il naso.
Le pubblicità delle acque minerali sono spesso “sovradosate”. Non è vero ad esempio che queste abbiano sempre maggiori sali minerali di quelle del rubinetto. E i residui tossici (nitrati, arsenico ecc.) spesso sono di molto superiori rispetto a quelli dell'acqua di un acquedotto comune.
Non va dimenticato che l'acqua è vitale sotto molti punti di vista, non ultimo quello medico. Essa, infatti, se di buona qualità, può essere utilizzata come medicina in tantissimi disturbi (l'idroterapia ne è un esempio). I problemi come l'aggiunta sistematica di cloro e/o la presenza di altre componenti dannose possono essere eliminati con un buon filtraggio domestico. Installare un buon filtro di depurazione è inoltre un ottimo espediente per spingere a un consumo cosciente e orientato al risparmio.
A noi, al momento, non ci tocca e non ci si pensa, ma ci sono oltre 1,4 miliardi di persone nel mondo che non hanno accesso all'acqua potabile. Poiché si dovrebbe presumere che l'acqua sia un diritto di tutti, pensiamoci ogni volta che apriamo il rubinetto.
A Istanbul, dal 16 al 22 marzo scorso, si è svolto il quinto forum mondiale dell'acqua, ma non è stata raggiunta un'intesa
Tra alcuni anni si prevede una crisi idrica di proporzioni mondiali a causa di eventi ormai incontrollabili come l'aumento della popolazione, l'effetto serra, l'erosione dei suoli avanzante e l'inquinamento progressivo delle falde. La campagna che dura da un quindicennio secondo cui l'acqua è un bene economico e che solo come tale può essere tutelata, è stata improntata e portata avanti sulla base delle indicazioni del World Water Council, un organismo costituito dalle principali multinazionali del settore e da varie organizzazioni internazionali tra cui la Banca mondiale. Iniziamo allora da noi.
Pubblico o privato che sia (la maggior parte delle grandi città vengono ancora servite da operatori idrici pubblici) il sistema di mercificazione dell'acqua è aberrante e rappresenta solo un gran business e un palcoscenico per il gioco di poteri istituzionali o imprenditoriali. L'acqua è un bene e non una merce, per utilizzare una classificazione cara a Maurizio Pallante.
Solo partendo da questa riflessione si può pensare di uscire dalla dinamica di controllo esterno sulle proprie fonti idriche per approdare ad un'autogestione egualitaria ossia a una gestione diretta delle risorse idriche senza intermediari. Questo garantirebbe oltre che una migliore qualità microbiologica dell'acqua anche uno stato di migliore conservazione degli impianti e un minor spreco. Quando è la collettività locale che è responsabile di un servizio e che dipende dalla qualità di quello che riesce a fare, tutto può cambiare. Riprendiamoci la nostra acqua.
| Qualcuno vuol darcela a bere È un momento caldo per l'acqua minerale. Mentre proseguono le inchieste della magistratura che coinvolgono... Continua... | L'Acqua L'acqua scarseggia sempre più e la sua qualità sta peggiorando per colpa dell'inquinamento e dei consumi... Continua... |
sabato 9 maggio 2009
La guerra dell'acqua ora la Valtellina si ribella ai padroni di Milano
Fiumi sfruttati e paesaggio a rischio: il no degli abitanti
L´Adda si è ridotto a uno scolo governato dalle saracinesche delle centrali idroelettriche
Piateda è la capitale alpina della rivolta, qui l´acqua tuona ovunque, tranne dove dovrebbe
PAOLO RUMIZ
PIATEDA (SONDRIO)
dal nostro inviato
IN VALTELLINA non succede niente, ti dicono a Milano. Che vuoi che accada in un budello a fondo cieco popolato di lombardi duri, schiacciato fra la Svizzera degli orologi a cucù e le Alpi bergamasche dove è nata la Lega. Terra di "gonzi" e sgobboni, aggrappati alle loro vigne e ai loro campanili schierati da quattro secoli sulla linea del fronte con la riforma protestante. Chiese enormi, sproporzionate, che lanciano ogni ora segnali di bronzo ai montanari dei Grigioni verso i ghiacciai del Bernina, picchiano col battaglio come per marcare il territorio di valle in valle. Un mondo a parte, dai giorni tutti eguali.
E invece in Valtellina succede qualcosa. Succede che i "gonzi" si sono stancati dei "sciùri" di Milano e, dopo un secolo di sfruttamento, la regina delle acque lombarde, valle più piovosa delle Alpi di mezzo, è scesa in guerra con il settore dell´energia per dire basta a nuove derivazioni idroelettriche. La situazione è al limite. Nelle valli laterali i fiumi sono quasi tutti intubati, l´Adda si è ridotto a uno scolo governato dalle saracinesche delle centrali. «È quanto basta per dire basta», dice la gente di qui. E invece non basta ancora, perché le aziende hanno ricominciato a premere sui comuni con progetti di sfruttamento delle ultime oasi. Val di Mello, Val Grosina, Val Fontana. Paradisi con corsi d´acqua dai nomi millenari: Vedello, Caronno, Ambria, Venina.
La guerra dura da tre anni e i valtellinesi hanno già vinto alcune battaglie. Nel 2006 hanno raccolto quarantacinquemila firme - un abitante su cinque! - per fermare la rapina, strappando al governo una moratoria biennale sull´idroelettrico. Ma appena il blocco alle nuove centrali è scaduto il 31 dicembre del 2008, s´è aperto lo spazio per nuove concessioni e ora si va a un nuovo scontro. La situazione è delicata. La Provincia, governata dalla Lega, ha adottato un bilancio idrico che sancisce l´atteso "stop", ma l´approvazione non si sa perché tarda ad arrivare, l´autorità di bacino nicchia, il governo fa il pesce in barile, e così gli industriali hanno avuto il tempo di premere politicamente e ora tentano l´ultimo arrembaggio, spiegando che i fiumi non sono poi così vuoti come si dice.
Per capire la posta in gioco bisogna andare a monte di Sondrio, in un paese di duemila anime dai lucenti tetti in pietra. Piateda, 90 per cento dei torrenti intubati, capitale alpina dello sfruttamento idroelettrico e cuore della rivolta valtellinese. Qui l´acqua tuona ovunque, tranne dove dovrebbe. La senti precipitare nella centrale di Boffetto dopo una corsa rettilinea di mille metri dalle Orobiche, ribollire nelle turbine delle ex Acciaierie lombarde di Venina, scrosciare dalla presa di Baghetto, e poi rientrare nell´Adda, nell´ansa che taglia il paese sotto il campanile, con una forza tale che ne hanno fatto un percorso olimpionico per canoa. È qui che novant´anni fa il capitano d´industria (e senatore del Regno) Giorgio Enrico Falck iniziò la colonizzazione idrica della valle per i suoi stabilimenti di Sesto San Giovanni. Opere ciclopiche, di austera bellezza, che però hanno messo una valle intera "sotto sequestro".
«La Lega avrà Pontida ma noi abbiamo Piateda» dicono con orgoglio i valtellinesi, e ti spiegano che in questo luogo-simbolo hanno tenuto le prime assemblee, preso coscienza del problema e rafforzato l´alleanza tra comuni rivieraschi. Certo, la Lega avrà le ronde anti-immigrati, ma Piateda e la Valtellina fanno di meglio, hanno le pattuglie che controllano le acque e avvertono a ogni segnale di invasione di campo. E poi Piateda ha per sindaco Martina Simonini, pd, una che non molla mai, una che s´è arrampicata nelle frazioni più isolate per smuovere gli abitanti dal fatalismo e chiamarli alla mobilitazione in nome dei diritti. Quelli dell´Edison a Milano la conoscono anche troppo bene la "pasionaria" dell´Adda. Quando ha scoperto che da anni l´azienda non pagava il dovuto per lo sfruttamento doppio dell´acqua (che nottetempo veniva rilanciata in quota), ha piantato una grana, allertato la Provincia che nulla sapeva, e costretto i milanesi a metter mano al portafoglio con tutti gli arretrati.
Ma la diga del silenzio obbediente verso l´industria dell´energia s´era già rotta da qualche tempo con una storia di resistenza civile cresciuta lontano dalle stanze dei bottoni della regione Lombardia. Comincia tre anni fa, quando un ex "idroelettrico" di nome Giuseppe Songini pubblica un libro-inchiesta dal titolo "Acque misteriose", che inchioda i suoi ex datori di lavoro di fronte all´evidenza di un furto colossale. Dati alla mano, Songini dimostra che l´acqua deviata è molto superiore a quella dichiarata nelle concessioni e quindi i Comuni sono stati truffati. La reazione delle aziende è durissima, l´autore denunciato, isolato e preso per pazzo, il libro ritirato dalla circolazione per essere buttato al macero. Ma Songini resiste, va a processo e nel luglio del 2008 viene assolto con formula piena.
«A quel punto si scatena un "outing" sconvolgente» racconta la Simonini. Da tutte le valli arrivano segnalazioni di torrenti in pericolo, di acque "vampirizzate" oltre il dovuto. Nasce l´associazione "H2Orobie" e ulteriori indagini confermano l´allarme di Songini; la questione approda in Parlamento, il governo fa un´indagine e impone una moratoria di due anni allo sfruttamento idroelettrico valtellinese. Qualcuno grida "vittoria", ma i trionfalismi sono fuori luogo, perché la partita è ancora aperta. «Ci sono imprenditori scaltri e speculatori che vogliono accaparrarsi il poco rimasto» spiega Sandro Sozzani, leader barbuto della mobilitazione. «Serve un risultato definitivo, altrimenti la guerra dell´acqua è perduta in partenza».
Ma intanto, che rivoluzione culturale! «Fino a ieri qui l´acqua era vista solo come un rischio-alluvione. Oggi trovi le donne in costume tradizionale che raccolgono firme a difesa di questo o quel torrente» dice Giovanni Curti, che qui conosce ogni montagna. L´acqua è diventata risorsa, e come per il Piave - fiume più intubato d´Europa - la protesta economica e quella ecologica coincidono al punto che nella difesa dell´Adda vedi schierati tutti i partiti, in una mobilitazione trasversale che parte dal basso. Si schiera anche il Club Alpino, solitamente prudente sul tema. «Guai se per pensare alle cime dimenticassimo le valli; le acque sono il cuore dell´identità montanara» scandisce Annibale Salsa, presidente generale del Cai. «Ci hanno già fregati abbastanza» tuona Walter Bonatti, il più grande alpinista italiano, dal suo splendido isolamento di Dubino, all´inizio della valle. Saliamo per la Val Venina, sul lato orobico, per luoghi di una bellezza pazzesca, da hobbit. Scudi di roccia smerigliata, canali da vertigine, stalattiti di ghiaccio, imbuti, strapiombi, camminamenti tibetani, porte d´ispezione che si aprono a sorpresa in condotte forzate. Montagne arcigne, cariche di ferro e uranio. È in posti così che si combatte l´ultima guerra dell´acqua, in spazi vergini dove ogni metro cubo d´acqua è stato sfruttato a scopi industriali. Da quasi un secolo è così, solo che tutto è cambiato in peggio. Ieri la Falck, prima destinataria dell´energia, dava migliaia di posti di lavoro alla valle. Oggi l´acqua dà in cambio poco o niente. Perfino il fascismo era meglio, almeno allora si lavorava alla manutenzione degli impianti. «Il cemento di allora sembra più nuovo di quello di oggi» brontola Giovanni Curti arrampicandosi per un canalone.
Intorno a noi nella pioggia, impianti vecchi e già ammortizzati, lasciati all´insulto del tempo, che consentono alle aziende idroelettriche di incassare al netto con investimento zero. Ma questi guadagni favolosi, impensabili nel passato, non bastano ancora, e si pensa a nuove captazioni acrobatiche, ovviamente con soldi pubblici, come la condotta trasversale che proprio qui in Val Venina, dovrebbe bucare due montagne per catturare il torrente Livrio, il Cervio e il Madrasco, con effetti incalcolabili per l´ambiante già provato dalle desertificazione dei greti di fondovalle. «Il pericolo è che si spenga l´ultima voce dei luoghi» sorride amaro il novantunenne don Camillo Piaz di Tirano, che le lavandaie al fiume le ricorda ancora.
Da Repubblica Venerdì 8 Maggio 2009
mercoledì 1 aprile 2009
3 APRILE A PRATO "Acqua in movimento: ripubblicizzare si può".
siete invitati a partecipare
3 APRILE, ore 18,00
Centro
Civico Circoscrizione Prato Centro (g. c.)
via dell'Accademia, 34 PRATO
ACQUA
IN MOVIMENTO:
RIPUBBLICIZZARE SI PUO'
Intervengono:
Matteo
Gaddi - Responsabile del dipartimento "NORD" PRC:
Ripubblicizzare
si puo': la gestione del servizio idrico attraverso azienda speciale.
Marco Bersani - Attac Italia:
Acqua
in Movimento. Ripubblicizzare un bene comune.
lunedì 30 marzo 2009
ACQUA
mercoledì prossimo 1 Aprile alle 21.10 andrà in onda una puntata di
EXIT (su LA 7) sull'acqua e la sua gestione.
Credo sarà interessante visto che hanno partecipato alla sua
costruzione diversi comitati del Forum di tutta Italia.